BUENA ONDA

Papaleo-2

Più che mai consapevoli di quanto il teatro sia inaffondabile e di come galleggi sulle storie che racconta, è stato a bordo di una nave, la “Buena Onda”, che si è navigato al Vittorio Emanuele di Messina, in occasione dello show di teatro-canzone firmato Valter Lupo.
Nella pancia della “Buena Onda”, pubblico partecipe nelle serate di gala e assente durante le prove, la platea ha come navigato sulle onde di un mare che è sospensione del reale, culla di malinconia e di sobria comicità, quintessenza dell’umano peregrinare, da sempre metafora di vita.
Rocco Papaleo, nei panni del cantante Gegè Cristofori, è un delizioso personaggio decadente e, come tale, non sfugge allo spleen che ne rende arduo l’adeguamento al mondo reale. Con lui gli “Incompresi” Jerri Accardo alle percussioni, Francesco Accardo alla chitarra, Arturo Valiante al piano e Guerino Rondolone al contrabbasso. Fedeli, quando possono, a quel jazz che l’armatore e Dio disdegnano e grazie al quale, in un paio di assoli, sintetizzano briciole di sogni.
Il comandante della nave, interpretato da Giovanni Esposito, è anch’egli compresso in un’esistenza tutta da digerire e, mentre affronta le insidie del mare, fugge di contro quelle della vita da teatrante che aveva sognato. Una divisa lo rassicura e qualche contatto con la platea saltuariamente lo placa.
Tutti sulla stessa barca, che è quella del compromesso, della rinuncia, della più malinconica rassegnazione.
Gegè affonda nell’abisso nichilista delle sue letture di stampo cioraniano. Il comandante nell’universo sognato. La band nelle note consone al pubblico da crociera. E non v’è modo di tornare a galla. Solo un consolatorio dischiudere la porta di sé: per Gegè il lucano stretto di alcune esibizioni, per Esposito barzellette che non strappano sorrisi, per i musicisti un assolo ogni tanto.
Così tutti navigano a vista, ciascuno con le proprie frustrazioni. Eppure nessuno, pur partendo da presupposti differenti, nega quanto l’allegria faccia stare meglio e la malinconia renda migliori. Manca la meta, manca la terra, manca la vita. Ma tutti insieme, in quegli abiti troppo grandi o troppo piccoli che odorano di inadeguatezza, si galleggia.
Gegè ed Esposito, solo apparentemente agli antipodi, cercano in fondo se stessi. L’uno nella mestizia, l’altro nello svago. Vinti entrambi da un universo che, alla stessa stregua del mare, può risucchiarli ogni istante, trovano la catarsi nell’imminenza della morte, quando pare lampante l’imperativo di godersi la vita.
Allora, gaiamente buffi, si sgrossano. Rompono gli ormeggi dei ruoli che erano stati loro assegnati e, come foche, prendono per i fondelli la realtà.
A riprova del fatto che una “Buena onda” possa sollevare l’uomo pronto a cavalcarla, affrancandolo dalla vanificazione del tutto e, malgrado ciò, ancorandolo al più delirante istinto a sopravvivere.

(da Infomessina.it)

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