CUERPO DE ALMA

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Penultimo appuntamento della rassegna estiva “Fuori Scena” al teatro Dei 3 Mestieri, il monologo “Cuerpo de alma”, scritto, diretto e interpretato da Donatella Venuti, ha richiamato un folto pubblico, a conferma del credito di cui meritatamente gode l’artista messinese. 
Un testo ironico, una maniera scanzonata di ragionar d’amore, al contempo sfiorando i drammi interiori, le contraddizioni, i segni che ciascuno porta del proprio passato, i conflitti irrisolti da affrontare per sopravvivere. 
Lo spettacolo s’apre sulla scena dell’orto dei Capuleti e svecchia la storia di Romeo e Giulietta, volutamente immiserendola, ammantandola di provincialismo e ridicolaggine. Vira quindi sul gap generazionale tra madri e figlie, al cospetto dei sentimenti come della vita. A ritroso, la madre che tarpa le ali alla figlia, che svilisce con un insostenibile “ma finiscila!” i suoi sogni, che non crede nel teatro e che piuttosto assegnerebbe alle donne il ruolo di maestre in una società ancora fatta su misura per l’uomo. 
Poi però c’è il Settanta, c’è la rivoluzione sessuale, c’è la fallace percezione di aver cambiato il mondo. E, nell’avvicendarsi di scenari e di generazioni, cambiano le figlie  e con loro le madri. Si passa dalla fame di attenzioni di bambine che imparavano presto a bastare a sé stesse, con tutte le mancanze che si trascinavano dietro, alla presenza eccessiva e talora ingombrante delle madri troppo amiche, con la conseguente interruzione della crescita di figlie sempre meno capaci di reggersi sulle proprie gambe. 
Permangono i conflitti, permane la voglia di fuga. Il fallimento è il refrain del tentativo di essere una buona madre, tra scontri di mondi per loro natura inconciliabili. L’abbrutimento della società aleggia sui conflitti, ma resta a margine, perché possano meglio risaltare le anime cui dà vita Donatella Venuti, accompagnata per tutta la durata del monologo dalla chitarra di Arcadio Lombardo. 
E tra il susseguirsi di dialoghi al femminile e qualche pezzo cantato dalla stessa Venuti, l’ulteriore sortita di Shakespeare è un altro lampo di luce sull’amore. Forse troppo veloce per scandagliarne la vera natura.
Tutto resta appena sfiorato. Tutto, sul punto di prendere forza, svanisce. E il tutto è forse troppo perché possa aspirare a una rappresentazione convincente. Spiace così che “Cuerpo de alma”, sincero e apprezzabile nelle intenzioni, non sia riuscito a spiccare quel volo che avrebbe reso maggior merito al talento attoriale di Donatella Venturi. Ai suoi intenti programmatici, presumibilmente pregevoli considerata la profonda conoscenza del teatro e l’esperienza sulla scena, non sono di fatto corrisposti i risultati auspicati. Dal sistema scenico non è stato sempre possibile estrapolare le chiavi di lettura del testo, così che tutto è rimasto come sospeso, difettando presumibilmente la funzione calibrante della regia. 
Si riconosce malgrado ciò a Donatella Venuti il coraggio di mettersi in gioco, di tentare sempre nuove strade, con quella effervescenza che le appartiene e quel talento che, in una sera d’estate, può permettersi generosamente di sprecare.

(da Infomessina.it)

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