DIARIO INTIMO DI UNA CAMERIERA

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Della opulenza e della sfarzosità della Belle Époque Octave Mirbeau aveva svelato i risvolti più indecenti nel romanzo “Il diario di una cameriera” (1900). Gli adattamenti cinematografici di Renoir, Buñuel e Jacquot avevano poi, ciascuno alla propria maniera, fissato attraverso gli occhi di Célestine tutto un mondo di anime nere, di case borghesi, di deliri, vizi, capricci, di condotte squallide.
Al Clan Off di via Trento è andato in scena ieri, fuori abbonamento, l’adattamento teatrale di Gianni Sciuto del romanzo di Mirbeau prodotto dal Teatro Gamma di Catania. Giusto il debutto ad Arenzano e la breve sosta a Messina prima della tournée in Francia per la compagnia che ha portato sulla scena le stravaganze dell’allegra combriccola semplificate a puro, e talora ahimè scialbo, divertissement. 
Scene, costumi e luci degne d’un postribolo di Forain. Sguardi ammiccanti e più o meno celate allusioni. Balli e canzonette frivole come frivolo era tutto lo spazio entro cui si muovevano senz’anima i piatti protagonisti della vicenda. 
Lungi dal richiamare nelle forme e nei contenuti le prove dei cineasti francesi, i rimandi al romanzo di Mirbeau, gettati alla rinfusa nella sovrabbondante drammaturgia, non ampliavano mai lo sguardo sulle cose. Tutto sembrava destinato a restare sospeso, a passare da lì senza lasciare traccia o peggio a perdersi nel cattivo gusto di certa borghesia. “La depravazione dei ricchi puzza più del fetore dei poveri” è del resto il manifesto di questa strampalata messa in scena entro cui si muovono bene Barbara Cracchiolo, Alessandro Gambino, Domenico Maugeri e la fuoriclasse Nellina Laganà. Peccato si siano dimenati inutilmente, rispondendo all’imperativo di una atmosfera smodatamente eccentrica e di una scrittura troppo disordinata perché si potesse scampare all’avanspettacolo.

(da Tgme.it)

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