MACHINE DE CIRQUE SHOW

05_MDC2_Stephane-Bourgeois-e1644663035535

Grande affluenza di pubblico al teatro Vittorio Emanuele per lo spettacolo “Machine de Cirque Show” della compagnia canadese fondata nel 2013. Adulti e bambini in sala ad ammirare i funambolismi di cinque artisti circensi, acrobati, giocolieri.
Si ride, ci si emoziona, si sta col fiato sospeso a ogni numero temerario. E tutto è ammantato di un velo di poesia. A metà tra il nostalgico e il fiabesco, tra l’assurdo ed il reale, tra il sogno e la fantasia, tra le asperità della vita e la forza necessaria ad affrontarle.
Cinque uomini, sopravvissuti all’Apocalisse, si dimenano in uno spazio popolato da oggetti multiuso. Senza donne e senza computer, occorre maneggiare ciò di cui si dispone. Una struttura metallica che quasi diventa casa, tutt’intorno gli strumenti del circo a creare un irresistibile scenario distopico: bascula, cerchi, bici, clavi, materassini, asciugamani, strumenti musicali.
È insomma possibile fare a meno di molte cose, senza per questo perdere la voglia di giocare, di sfidare la sorte e la gravità, di lanciare segnali destinati a non essere ricevuti, con inusitata grazia e sottile nostalgia.
Da un’idea di Vincent Dubé, lo spettacolo vanta oltre 600 repliche, presumibilmente tutte diverse. La traiettoria di una clava, la spinta che giova a un salto, le circonferenze percorse sulla bici, i tuffi elegantissimi dentro ai cerchi, le magie con gli asciugamani per scampare alla nudità: tutto soggiace al relativismo. È tutto non è mai uguale.
Guillaume Larouche, Thibault Macé, Philippe Dupuis, Samuel Hollis, Laurent Racicot sono grandi interpreti d’un teatro che non ha bisogno di parole. Sorretti dai suoni e garbatamente bagnati dalle luci, i cinque corpi ordiscono una trama narrativa che si presta a molteplici livelli di lettura. Il teatro circo è del resto un sontuoso ibrido capace di mettere d’accordo più generazioni, di soddisfare un cospicuo numero di palati.
A metà tra la fotografia Lunch atop a Skyscraper di Charles C. Ebbets, effigie dell’America anni Trenta, e un fotogramma del serial “Our Gang”, meglio noto in Italia con il titolo di “Simpatiche canaglie”, lo spettacolo accondiscende a un gusto vagamente retrò che raffina non poco l’insieme.
“Machine de Cirque Show” è davvero un regalo per gli occhi e per il cuore. È la fiaba che irrompe sulla realtà. È il viaggio mentre stai fermo. È il sogno a occhi aperti. È l’arte. È – e sia benedetto – un sorriso.

Articoli simili

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *