SHOTS

Shots5

Bukowski è provocazione, è eccesso, è contrasto, è pornografia. Ed è realismo, quello sporco innanzi al quale molti preferirebbero voltarsi dall’altra parte. Bukowski è del resto l’abbattimento d’ogni barriera morale, lo sdoganamento del proibito, al di là delle questioni sociali che svogliatamente sfiorava e delle provocazioni a quel mondo di conformisti e radical chic che dileggiava.
Alice Sgroi e Francesco Bernava scelgono Bukowski e ne scaraventano sulla scena una porzione minuscola di universo, minuscola come gli “Shots” che danno il titolo allo spettacolo e come l’uomo stesso, rimpicciolito a ogni tappa sentimentale del vivere.
Attori entrambi capaci di dirigersi a teatro, complici e affiatati al punto di operare essi stessi le scelte registiche che più si confanno alle loro peculiarità fisiche, tecniche e psicologiche. La presenza sulla scena è pertanto energica, comunicativa, perfettamente in linea con la vicenda umana che la giustifica.
Alla base l’incontro tra un uomo e una donna. Tutt’intorno, in un bailamme di pulsioni, il sesso, la poesia, l’amore, la noia. Ché tutto prima o poi sulla noia si accomoda.
L’ironia aleggia intanto sulle cose, le ridimensiona e al contempo le disinquina. Così che grazie a essa passano sotto traccia le difformità alienanti delle esistenze sulla scena e balzano invece agli occhi dello spettatore quegli istanti sporadici di fusione di due esseri illusoriamente liberi.
In “Time-Lapse”, una lesbica e un puttaniere a cucirsi addosso una normalità che diventa presto routine. Il primo incontro è da reiterare, con la mente, per sopravvivere.
In “Trentacentimetri”, una strega postmoderna a combattere il sovraffollamento riducendo a sex toy, neppure troppo vibrante, un pover’uomo al quale non resta che bere ditali di Scotch e godere di quelle strabilianti e surreali incursioni nell’universo femminile puramente fisico.
In “Hank & Tess”, un’autolesionista che si sottrae all’amore e si consegna alla morte, per quella beffa del destino che non fa nascere gabbiani, che non permette di volare, che relega gli ultimi ai margini d’una società confezionata per i primi.
La fragilità à bout de souffle, la poesia negli sporadici istanti di abbandono.
Prodotto da MezzARIA Teatro, secondo appuntamento della stagione del Teatro Dei 3 Mestieri, “Shots” si beve tutto d’un fiato e scende giù come tutto quanto si ingurgiti al banchetto di un’esistenza che in genere serve pasti poco digeribili, quelli dell’opportunità, del contegno, del politically correct.
E “Shots” scendono giù passando per la gola dei solitari, dei diversi, persi, andati, spiritati, fottuti. Quelli con l’anima in fiamme, a dirla con le parole di Bukowski.

(da Infomessina.it)

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